ARTICOLI

Articoli

By PIERI CRISTIANO 31 Jan, 2017



In 80 casi su cento l’epatite si insedia senza manifestarsi. I pericoli si possono evitare solo escludendo rapporti a rischio … uvaccino-profilassi e soprattutto tenendo d’occhio, guidati dallo specialista, i valori ematici e patologici di routine

Quando parliamo di malattie la nostra emotività è soprattutto stimolata da patologie del tipo tumorale e dall’Aids. Eppure vi sono delle malattie del fegato estremamente più pericolose della sindrome da immunodeficienza . Le epatiti virali da virus B e da virus C sono infatti responsabili di oltre 10.000 decessi per le relative complicanze in cirrosi e cancro-cirrosi, tanto quindi da porle in Italia al terzo posto come cause di morte. I virus epatite uccidono quindi più dell’Aids. E’ probabile che tale silenzio medico-giornalistico sia stato motivato in passato dalla difficoltà di una correta identificazione scientifica degli agenti virali responsabili della malattia epatica e forse dalla incapacità della scienza di proporre rimedi sia in termini preventivi che curativi. Oggi la ricerca ci offre ampi squarci di visibilità diagnostica/terapeutica su queste malattie epatiche e quindi non è più tollerabile il silenzio che le ha sinora avvolte.

Non diffondere notizie equivale impedire che venga svolta una corretta vaccino-profilassi, oppure che non venga praticato in tempo il trattamento terapeutico con l’ Interferon.

Informare è dunque rispondere a quesiti del tipo :
1) Cos’è l’epatite Virale ?
2) Quali sono i tipi differenti di virus-epatite ?
3) Come si diffonde l’infezione ?
4) Come evitare il contagio ?
5) Quali sono i soggetti a maggior rischio ?
6) Quali sono le armi terapeutiche contro il virus-epatite ?
7) Esiste un vaccino contro il virus-epatite ?

Iniziando quindi con le risposte :
l’epatite virale è un’infiammazione del fegato provocata da diversi virus che si insediano in questo organo. Solo nel 20% dei casi tale infezione si rende sintomologicamente evidente ( ittero, febbricola, astenia, urine molto scure, feci chiare, etc. ), mentre nel rimanente 80% l’ infezione passa totalmente inosservata.
Questa elevata percentuale di casi di silenzio sintomatologico ci fa capire quanto sia importante la sensibilizzazione del pubblico al problema delle epatiti virali. Infatti un’elevata quota di queste malattie virali che sono senza ittero e senza sintomi evolvono silenziosamente verso la cirrosi ed il cancro-cirrosi.
La malattia virale epatica è sostenuta prevalentemente da cinque virus chiamati in senso alfabetico:A,B,C,D,E.

Il virus A si trasmette da persona a persona ingerendo cibi infetti (crostacei, molluschi di mare, verdure lavate con acqua infetta) ed ha una maggiore diffusione negli insediamenti urbani ad alta densità abitativa. L’epatite A è generalmente una malattia lieve e benigna che si risolve in poche settimane. Il virus A non è quindi in grado di creare una malattia cronica evolvente verso la cirrosi. Il vaccino esistente è per coloro che viaggiano ed operano in paesi di basso livello igienico.

Il virus B è presente in tutti i liquidi organici per cui la trasmissione da persona a persona avviene tramite sangue infetto ed il rapporto sessuale. La guarigione riguarda circa l’80% dei pazienti adulti ed il 30% dei bambini. Capovolgendo questi dati si vede che il 70% dei bambini ed il 20% degli adulti cronicizzano silenziosamente verso la cirrosi. Questi dati così eclatanti nella loro crudezza numerica ci spiegano come la ricerca scientifica negli ultimi decenni si sia attivata per la formulazione di una vaccino-profilassi. Il vaccino è oggi disponibile, già reso obbligatorio ai bambini entro i 12 anni, mentre non lo è ancora per le persone di età superiore.

Il virus C è presente nel sangue e si trasmette attraverso la trasfusione, la tossicodipendenza, le cure dentarie, l’effettuazione di tatuaggi, l’utilizzo promiscuo di spazzolini da denti, di forbicine, rasoi, infine ma più raramente con i rapporti sessuali.

Il 50% dei soggetti così infettati sviluppano silenziosamente la cronicizzazione della malattia evolvente in modo naturale, ma con diversa velocità individuale, alla cirrosi e cancro-cirrosi.
Una stima solo approssimativa , approssimazione dovuta all’assenza di sintomi in tale forma epatica, parla di oltre 500 mila ammalati di virus C in Italia e oltre 200 milioni nel mondo.
Da qui si intuisce il grande sforzo, nato pochi anni fa con la identificazione del virus C, della ricerca scientifica nel tentativo di approntare al più presto il vaccino.

Il livello attuale della sperimentazione è avanzato, questo lascerebbe quindi sperare in una disponibilità del vaccino entro i prossimi anni.
Il virus D, chiamato delta, si trasmette nello stesso modo del virus B, anzi colpisce solo chi abbia già in corso un’epatite da virus B.

La coinfezione del virus D è un’evento temibile perché causa frequenti epatiti fulminanti ed accelera l’evoluzione dell’epatopatia cronica pre-esistente verso la cirrosi.
La prevenzione consiste nella vaccinazione contro il virus B, ossia eliminando la condizione essenziale per il verificarsi della superinfezione da virus Delta.

Il virus E è simile al virus A, meno frequente, si trasmette con le stesse modalità ( cioè attraverso gli alimenti contaminati ). Non è una epatite pericolosa, tranne che per qusto tipo di epatite virale.
Da questa rapida carellata sui virus epatite risulta quanto mai evidente che tutti i cittadini sono a rischio.

La possibilità di infettarsi infatti non è solo ristretta ed esclusiva a certi gruppi che per motivi professionali ( medici e paramedici ) o per cure mediche (emofiliaci, talassemici, etc.) o per stile di vita sono solo più esposti al contagio. Conseguentemente è la vaccinazione l’arma vincente che ci permette ( valido per il virus A,B,D, ) o ci permetterà (per il virus C,E ) di non ammalarci di virus-epatite.
Per quanto riguarda la possibilità terapeutica di intervenire sulla cronicizzazione della malattia viene ogi utilizzato l’Interferon alfa.

questo farmaco è in grado di fermare la malattia solo nel 20% dei casi. Le possibilità di successo aumentano considerevelmente nelle persone più giovani e quando la cronicizzazione della malattia non è ancora arrivata alla cirrosi.

Da questi dati risulta quindi quanto mai importante una corretta quanto tempestiva diagnosi in un soggetto che, non dobbiamo dimenticare, apparentemente gode di buona salute perchè la malattia è il più delle volte senza sintomi (asintomatica).

Questo impone a noi medici di incentivare la popolazione ad eseguire alcuni esami del sangue come la transaminasi ed i markers epatite.

Questi primi esami ci rivelano già molto sul passato e sul presente epatico-virologico dei soggetti in esame. Dalla negatività di questi esami si potrà accedere ad una mirata vaccino-profilassi, mentre da una loro eventuale positività si potrà passare alle successive indagini chiarificatrici come l’ecografia epatica e la biopsia epatica indispensabili per l’inquadramento dello stadio della malattia e successivamente per la formulazione prognostica e terapeutica.

Dott. Cristiano Pieri

By PIERI CRISTIANO 31 Jan, 2017

Per un colon irritabile si intende un insieme di disturbi a carico dell’intestino che ne alterano le specifiche funzioni… caratterizzata da dolore addominale diffuso meteorismo e da periodi di diarrea alternata da stipsi. Il paziente che ne è portatore può riscontrare nelle feci tracce di vero e proprio muco.

Il colon irritabile colpisce di solito soggetti con disturbi della sfera emotiva o soggetti esposti a prolungati periodi di stress fisici e psichici. E’ pertanto una malattia molto comune che è in aumento sino ad interessare circa il 20% della popolazione con una prevalenza del sesso femminile.

L’alterazione della motilità intestinale (diarrea e/o stipsi) comportano alla lunga, data la cronicità della sindrome, un un dismicrobismo intestinale, ossia un’alterazione della flora intestinale con una diminuzione dei batteri protettivi ed un aumento dei batteri più aggressivi.

Aggravante della sintomatologia del colon irritabile è il fattore dietetico : pasti ad orari irregolari, pasti consumati in fretta ed assumendo cibi difficilmente digeribili creano le premesse per un peggioramento della motilità intestinale con alterata fermentazione

dei residui e con la relativa irritazione della parete intestinale che per difesa iperproduce grandi quantità di muco.

Nel campo dietologico occorrerà, se ve ne è la necessità indagare su eventuali intolleranze alimentari (esempio uno per tutti il latte). L’alternanza dei periodi di stipsi e di diarrea con il meteorismo che accompagnano sempre il dolore intestinale (diffuso o variabile nella sua localizzazione, crmpiforme od urente) sono le caratteristiche sintomatologiche del ” colon irritabile ” ma la sua diagnosi di certezza si esegue procedendo all’esclusione di altre patologie intestinali. Questa diagnosi è quindi una diagnosi di esclusione che si basa su accurati esami di tipo endoscopico (rettologia o pancolonscopia), di tipo radiologico (clisma a doppio contrasto) ad esami di tipo parassitologico, salla ricerca di sangue occulto nelle feci ai test di intolleranza alimentare, esami ematochimici (emocromo, colesterolo, elettroforesi, dosaggi degli ormoni tiroidei, glicemia, azotemia.

Eseguiti tali esami e quindi fatta diagnosi certa di colon irritabile la terapia inizia con il rassicurare il paziente che i disturbi di cui è portatore non sono causati da una malattia infiammatoria o peggio neoplastica.

Il trattamento farmacologico si avvale su farmaci che regolano la motilità intastinale e sulla introduzione di fermenti lattici. L’uso di farmaci anti-stress è indicata e raramente si ricorre al trattamento neuro-psichiatrico. La dieta deve essere valutata paziente per paziente. Ad esempio se il sintomo prevalente è la diarrea si escludono il latte ed i suoi derivati, se invece prevale la stipsi si fanno assumere cibi ad alto contenuto in fibre.

Concludendo il “colon irritabile” è un corollario di sintomi che inquina la qualità della vita, ma curabile a patto di una piena collaborazione tra medico e paziente. Il vero pericolo è quando non si procede nella accurata ricerca della diagnosi, che ricordo è per esclusione, pertanto affidandosi solo al giudizio clinico. Così facendo si ritardano diagnosi importanti in cui il fattore tempo è determinante per la prevenzione.

Dott. Cristiano Pieri

By PIERI CRISTIANO 31 Jan, 2017

Malattie del fegato ed aumento del colesterolo e dei trigliceridi

La correlazione tra malattia epatica ed aumento del colesterolo e/o dei trigliceridi avviene con la steatosi. Con tale termine si intende la condizione anatomica di fegato grasso cioè quando le cellule sono tutte infarcite nel loro interno di piccolissime gocce di grasso. Questo disturbo della degradazione ossidativa dei grassi può essere dovuta a diverse cause e cioè, obesità, diabete, comportamento dietologico scorretto (alcool ) o postumi di epatite di tipo A.

La steatosi avanzata comporta sempre un’ alterato controllo dei livelli del sangue di colesterolo e dei trigliceridi. Allorchè questa conseguenza metabolica si viene a realizzare è importante trattare la causa che ha provocato l’ ipercolesteromia e l’ ipertrigliceridemia, cioè la steatosi.

Scorretto sarebbe il contrario e cioè il trattamento farmacologico per bloccare la sintesi del colesterolo, peggiorando così la causa iniziale.

Il trattamento della steatosi epatica è finalizzata, in ultima analisi, al controllo dei grassi nel sangue e quindi alla prevenzione della malattia cardio-circolatoria. Curare il fegato in questi casi è impedire che un difetto localizzato a livello epatico possa nel tempo avere come organi di bersaglio cuore e cervello.

Dott. Cristiano Pieri


Share by: